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Ci sono brani, opere, momenti in cui la filosofia rivela pienamente la sua essenza di “disciplina al confine”, di luogo in cui diverse discipline si sfiorano e, talora, si confondono. Un sommo esempio di questo è dato dal Così parlò Zarathustra di Nietzsche. Filosofia o psicologia? Cosa profetizza lo Zarathustra nietzschiano, delle fasi sociali dell’essere umano o delle sue fasi spirituali?

Uno dei brani più affascinanti e controversi del testo (già interamente controverso) è il passo Delle Tre Metamorfosi. Ascoltiamo le parole di Zarathustra, e proviamo poi a capirle:

«Tre metamorfosi io vi nomino dello spirito: come lo spirito diventa cammello, e il cammello leone, e infine il leone fanciullo.[…]
Che cosa è gravoso? Domanda lo spirito paziente e piega le ginocchia, come il cammello, e vuole essere ben caricato. Qual è la cosa più gravosa da portare, eroi? […] Non è forse questo: umiliarsi per far male alla propria alterigia? […] Oppure è: amare quelli che ci disprezzano e porgere la mano allo spettro quando ci vuol fare paura? Tutte queste cose, le più gravose da portare, lo spirito paziente le prende su di sé: come il cammello che corre in fretta nel deserto sotto il suo carico, così corre anche lui nel suo deserto.
Ma là dove il deserto è più solitario avviene la seconda metamorfosi: qui lo spirito diventa leone, egli vuol come preda la sua libertà ed essere signore nel proprio deserto. […] con il grande drago vuol egli combattere per la vittoria […] “Tu devi”, si chiama il grande drago. Ma lo spirito del leone dice “io voglio”. […] Creare valori nuovi – di ciò il leone non è ancora capace: ma crearsi la libertà per una nuova creazione – di questo è capace la potenza del leone. Crearsi la libertà è anche un no sacro verso il dovere: per questo, fratelli, è necessario il leone.[…]
Ma ditemi, fratelli, che cosa sa fare il fanciullo, che neppure il leone era in grado di fare? Perché il leone rapace deve diventare anche un fanciullo? Innocenza è il fanciullo, e oblio, un nuovo inizio, un giuoco, una ruota ruotante da sola, un primo moto, un sacro dire di sì.
Sì, per il giuoco della creazione, fratelli, occorre un sacro dire di sì: ora lo spirito vuole la sua volontà, il perduto per il mondo conquista per sé il suo mondo.» (da F. Nietzsche, Così parlò Zarathustra, trad. di Mario Montinari, Adelphi, Milano 1973)

Cosa si vede oltre il simbolismo delle parole? Cosa si vede oltre alla, più volte analizzata da decine di filosofi, trasvalutazione di tutti i valori? C’è dell’altro? È solo una critica all’etica kantiana e al cosiddetto (da Nietzsche stesso) antivitalismo?

No, c’è molto di più che la presa d’atto del fallimento della metafisica post-cartesiana, c’è molto di più che il rifiuto della gelida etica di Kant (che qui rivela la sua assenza di fondamenti solidi). C’è molto di più, qualcosa che solo un visionario come Nietzsche, spesso pronto alla profezia, poteva individuare. Freud è venuto dopo, e deve molto a certe indagini di Nietzsche. Qui c’è proprio il percorso stesso dell’animo umano, un percorso in salita, dalle costrizioni esterne alla posizione di sé (e chissà mai che la “volontà di potenza” non fosse poi il ritrovare la volontà di porsi). In pochi altri brani del filosofo tedesco emerge con altrettanta forza il vero intento del suo filosofare: essere di sprone all’uscita dalla melma.

Il cammello… soggiacere alle disposizioni esterne, senza porsi un perché e, soprattutto, senza chiedersi “cosa voglio?”. Il cammello… caricarsi di gravami per mostrare della forza (della sopportazione?) ed essere “nobili” nella passività. Il cammello… correre nel deserto per finire in pasto al drago del “tu devi”, ciò che più è amato nella dimenticanza di sé. Ecco cos’è il cammello: il caricarsi passivamente lasciando alle spalle, nel buio, chi si è veramente, che cosa si desidera realmente, frustrandosi in maniera continua.

Il deserto… brucia, è il luogo del cambiamento.

Il leone… rivoltarsi contro le disposizioni esterne, porsi il perché, il gridare “io voglio!” senza vergogna. Il leone… scrollarsi di dosso i gravami, mostrare la forza del volere (del desiderare?) ritrovare la nobiltà nell’azione. Il leone… correre nel deserto per affrontare e abbattere il dragone  del “tu devi”, ciò che più è odiato nel ritrovamento di sé. Ecco cos’è il leone: il ribellarsi al deserto, ritrovando se stessi fuori dal buio, ritrovare il volere, ricominciare ad amare e a lottare.

Fuori dal deserto… l’ultima metamorfosi.

Il fanciullo… novità e creazione ex novo, essere il perché, essere ciò che si vuole, senza vergogna. Il fanciullo… un nuovo inizio, un mostrare la leggerezza del ritrovamento del sé, un ripartire da sé, un essere volere puro. Il fanciullo… gioco e innocenza, priva di gravami e dettami, leggerezza e dire finalmente di sì: a se stessi, s ciò che si vuole, a ciò che si è. Ecco cos’è il fanciullo: il culmine, oltre ogni imitazione, oltre ogni frustrazione, oltre ogni lotta sanguinaria. Perfetto ritrovamento (la ruota è circolare…).

Forse qui emerge il messaggio di Nietzsche: siate ruote ruotanti da soli, abbiate il coraggio di un santo sì a voi stessi, con l’innocenza del fanciullo.

 

E.