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“Sto scrivendo un dramma su una donna che danza a piedi nudi nel sangue di un uomo che ha amato e che ha fatto uccidere. Ma non riesco ad afferrare bene lo spirito della situazione. Suonami qualcosa che mi metta in sintonia…” questa la bizzarra richiesta che Oscar Wilde fece al violinista Riso del Grand-Café di Parigi. Era rimasto folgorato tempo prima dalla visione dei bozzetti preparatori della Salomè di Gustave Moureau, e quell’immagine era diventata una sorta di ossessione: cosa si celava dietro alla fanciulla coperta di soli gioielli che danzava dinanzi alla testa mozzata del Battista? Quale dramma rimaneva sotto quell’immagine di pura bellezza e leggiadria? Il risultato di questa ossessione fu la stesura della Salomè, un vero gioiello dell’estetismo, ricco di simboli, olezzante di aromi orientali come se l’autore fosse stato presente sulla terrazza di Erode a contemplare la scena.

Difficile riuscire a spiegare le sensazioni e le emozioni che l’opera di Wilde evoca, mostrando l’intimo legame tra la Bellezza e le due forze che da sempre muovono l’uomo, Amore e Morte, e come la Bellezza stessa si riveli essere redentiva di ambedue. Proviamoci a mettere “in sintonia” anche noi. Ho scelto un sottofondo sonoro che più distante non può essere dalla musica tzigana ascoltata da Wilde, ma decisamene in grado di riproporre l’onda energetica, sensuale e notturna della scena: Judith, di A Perfect Circle (album Mer De Nomes, per chi volesse ripescarlo), rock energico e violento.

Ma ora è il momento di immergersi nell’aura rappresentata da questo piccolo tesoro. Già le prime parole portano in scena gli elementi conduttori di tutta l’opera: la bella Salomè e la luna, quasi un alter ego della principessa. Un colore, come in un quadro, domina ambedue le figure, l’argento, simbolo di femminilità, di purezza. Proprio Salomè afferma: “La luna è fredda e casta. Sono certa che è intatta, ha la beltà di una vergine.”, e la stessa principessa è pudica, imbarazzata dagli sguardi di Erode e distante dalle attenzioni del giovane siriaco che la corteggia. Anche lei è fredda e casta, la sua bellezza è descritta come lunare, fatta eccezione per i misteriosi occhi d’oro, che quasi rivelano una sorta di predisposizione a un fuoco interiore. Poi ode la voce di Johanaan, che la strappa al suo mondo lunare e la porta a volerlo vedere. Perché vuole guardare ad ogni costo il profeta? È destino, è il suo incontro fatale con la Bellezza: resta incantata non appena Johanaan, che tuona contro le nefandezze di Erodiade ed Erode, emerge dalla tombale cisterna in cui è imprigionato. È la contemplazione di Johanaan che diventa il reale centro della scena, non le sue parole di profezia, Salomè rimane soggiogata dall’aspetto di Johanaan, giovane, candido come la luna, gli occhi due abissi neri impenetrabili, la voce profonda, la bocca rossa. Estasiata, la principessa canta le lodi della bellezza di Johanaan, una serie di metafore incredibili e struggenti si susseguono: è la Bellezza, come forza superiore, che permette alla pudica Salomè di infrangere la sua freddezza e lasciare che il fuoco interiore dell’Amore la divori, fino alla follia. Salomè non ascolta, vuole solo che Johanaan la guardi, ma il profeta rifiuta. Il crescendo della scena tocca il culmine quando Salomè grida, vinta dalla sua follia: “Voglio baciare la tua bocca, Johanaan!”, mentre il giovane siriaco si suicida. L’Angelo della Morte, che viene percepito sin dall’apertura dell’opera, ha mietuto la sua prima vittima. Ma ancora non è sazio.

Curioso poi come la luna segua le mutazioni di Salomè: da argentea e casta, a una demente nuda in cerca d’amanti fino ad un astro dal colore sanguigno mentre Salomè danza.

L’entrata in scena di Erode ed Erodiade distoglie per poche battute l’attenzione centrale da Salomè, che tuttavia rimane, una presenza forte, sullo sfondo. Proprio il Tetrarca e la madre della principessa danno la svolta al dramma: Erode, quasi per contrariare Erodiade, chiede a Salomè di danzare per lui. La fanciulla accetta, ma solo in cambio del giuramento di aver concessa qualsiasi cosa chiederà per compenso. Ed ecco la scena madre: Salomè danza a piedi nudi, sulla terrazza, per il Tetrarca, sul sangue del giovane siriaco. Tutti i presagi di morte raggiungono l’apice. Dopo la danza Salomè chiede la testa di Johanaan. Erodiade gioisce, credendo che la figlia voglia vendicarla delle ingiurie rivolte a lei dal profeta. Erode è terrorizzato: sa che Johanaan è uomo di Dio, offre alla fanciulla ogni oggetto desiderabile in suo possesso, ogni meraviglia presente nei suoi domini. Nulla. Solo quella testa nel bacile d’argento vuole Salomè. Il Tetrarca deve cedere, ha giurato.

Finalmente Salomè ha quella testa davanti a sé, e solo adesso si scopre perché ha voluto quella testa: voleva baciare Johanaan. Lo rimprovera, amaramente di averla costretta a tanta follia: “Se mi avessi veduta, mi avresti amata. Io, io ti vidi, Johanaan, e ti amai. Oh, come ti amai! Ti amo ancora, Johanaan, amo te solo… Ho sete della tua bellezza, ho fame del tuo corpo; e né vino né frutta possono quietare il mio desiderio. […] Se mi avessi guardata, mi avresti amata. So che mi avresti amata; e il mistero dell’Amore è più grande del mistero della Morte. L’Amore soltanto importa.”

In queste parole lucidamente folli e appassionate della giovane principessa si ritrova il senso intero dell’opera, Amore e Morte trovano il loro significato e la loro elevazione attraverso e nella Bellezza; in questo si risolve quello spasimo dato dall’opposizione tra guardare e non guardare, tra contemplare e non contemplare. La Morte non si configura come mero squallore, ma come consacrazione dell’Amore provocato dalla Bellezza: bello è definito il giovane siriaco che si suicida per amore di Salomè, bello è detto Johanaan ucciso dalla bella Salomè. Non sono definiti sotto il segno della Bellezza coloro che non amano, come Erode ed Erodiade. La Bellezza si fa stimmata dell’Amore. Salomè, bella, muore anch’ella, illuminata dal raggio morente della luna, schiacciata sotto gli scudi, ma dicendo: “Ho baciato la tua bocca, Johanaan.”. La luna e Salomè scompaiono insieme

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