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Ci sono interi periodi che sono molto simili ad un’unica, lunga notte… ci si sente in attesa dell’alba, di rivedere la luce e i colori.

Qualche volta non ci sono nemmeno le parole per esprimere bene le sensazioni che si hanno, anche se, allo stesso tempo, le parole sovrabbondano. Come le immagini. Mi viene spontaneo immaginare ogni singolo “fotogramma” quando scrivo un racconto, o un romanzo (un esempio? L’attimo). Delle volte mi colpisce una scena o una persona reali. Altre volte è pura fantasia. Qualche volta è l’arte a farmi concentrare su un dettaglio. In altri casi è la musica a dare forme e colori al pensiero. Specie per la poesia, non riesco a concepire un verso che non nasca da un’idea musicale. Qualche volta è l’immagine stessa a venire a me. In ogni caso, dopo che l’immagine si ferma, arrivano le parole. Tante, un flusso, un torrente in piena, un’onda marina… E d’improvviso ti accorgi che quello che stai scrivendo, seppure non descrive la tua situazione emotiva, la fa uscire allo scoperto. Ti obbliga a strappartela di dosso, a gridare ciò che hai dentro anche se vuoi soffocarlo… ti fa sanguinare e ti guarisce.

E a quel punto sai che creare è una parte di te, irrinunciabile, innegabile, inestinguibile.

E.

…So many times I’ve cried, when dark clouds block the sunlight and it’s raining in my heart. I’ll keep my head up high. So little time to try to find out about the feeling that’s deep inside of you and keeps the dream alive… So many minds are torn by overloading senses, you’re breathing in and out, no second left to sigh…Everytime you wonder why the feelings lingers…

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