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Ci sono immagini che restano letteralmente impresse nella mente e nell’animo. Immagini che scuotono il sentire, che spre a visioni di mondi lontani e mondi interiori. Immagini realmente emozionali che creano dal caos totale. Ci sono immagini come Il Seminatore di Van Gogh, dotate di una staticità travolgente.  Ecco insieme la Luce e il Vuoto, nella stessa immagine. Il colore della luce del sole domina la scena ad un primo sguardo. Gialla, potente, prepotente, intensa. Il sole dorato cala su di un campo altrettanto dorato. Una luce forte. Ma fredda. Non è il sole il protagonista, non è la sua luce il soggetto della tela. Tutto quel giallo non è nient’altro che uno sfondo, un contraltare per ciò che veramente l’artista sta mostrandoci: il Seminatore, nella sua solitudine. Quella figura solitaria, dalle tinte fredde, che volge le spalle al tramonto, che cammina su una terra dai toni surreali, ecco il vero protagonista della scena. Una sensazione di vuoto attanaglia nel soffermarsi su di esso. Vi è dispersione, rifiuto della luce, ripiegamento sul sé. Ma non vi è abbandono né mestizia. Il Seminatore procede a testa alta, incrollabile, solo, ma non domo. C’è vitalità piena nel gesto della mano, nella gamba avanzata, nel viso fermo. C’è un movimento che va oltre il vuoto stesso che porta oltre la solitudine e l’abbandono, che permette di assorbire la luce del sole. Che permette di trasformare il vuoto e il caos in potenze creative.

E.

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