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Si chiedeva cosa fosse la rabbia, quell’onda travolgente che tanto sovente la sollevava e la trasportava contro ogni corrente. Si chiedeva se davvero fosse un elemento così negativo come le era sempre stato dipinto, per cultura, per educazione, per convenzione. Cos’era la rabbia in lei? Un movimento viscerale, che tirava fuori le sue tossine nascoste e le permetteva di vomitarle subito, senza filtri. Anziché esserne intossicata le buttava fuori. Forse non era così negativa. Ci pensò ancora. Era la rabbia che le tirava fuori la voglia di agire, che diventava in lei un motore creativo senza sosta, un propellente insostituibile che le permetteva di dare vita a forme nuove, in lei embrionali e latenti. Quella era la rabbia, per lei. Una potenza insostituibile.

Tirò il fiato. Era pronta. Salì sul palco. Una chitarra potente e rabbiosa segnò l’inizio del concerto.

E.

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