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Il personaggio letterario di cui sto per raccontarvi qualcosina, è per me una “cara amica”, nei cui tratti ritrovo molto di me, un personaggio anto dall’inesauribile penna di Dame Agatha, la Regina del giallo. Sto parlando di Prudence Cowley, meglio nota col soprannome di Tuppence. Come descriverla? Lasciamo le parole a chi ben la conosce, il cameriere Albert:

«Eppure io credo che non c’è nessuno più forte della signora. È un po’ come quegli ossi di gomma che si comprano per i cani… “garantiti indistruttibili”.» (A. Christie, “Tommy e Tuppence: in due s’indaga meglio”)

Può far sorridere, ma è la definizione che meglio mostra chi è Tuppence in tutti i romanzi in cui compare: una donna tenace, decisa moderna, che Dame Agatha descrive ineccepibilmente dalla giovinezza (“Avversario Segreto”) alla vecchiaia (“Le porte di Damasco”), sempre accanto al suo Tommy, marito fedele capace di comprendere il carattere vulcanico della consorte. Due investigatori, nessuno dei due soverchia l’altro. Tuttavia, in tutti i racconti tuppence emerge rispetto a Tommy, per acume, simpatia, affetto da parte dell’Autrice stessa.

Tuppence è un piccolo turbine: minuta e bruna, vivace e scanzonata, capace di affrontare ogni rischio con coraggio, persino un po’ incosciente alle volte, ma capace sempre di risollevarsi. Una donna in grado di affrontare le difficoltà e venirne a capo. Una donna normale, di fondo, con un marito e due figli gemelli. Ma che non muta la sua personalità in un adeguamento formale al ruolo. Ogni giorno lei resta la “giovane avventuriera” del primo romanzo. Anche coi capelli grigi non rinuncia all’avventura e al rischio.

Notevolissimo poi il suo ruolo in “Sento i pollici che prudono” (“By the Pricking of My Thumbs”), un romanzo tutto al femminile, dove la figura di Tommy si eclissa a lungo, lasciando condurre a Tuppence un’indagine sul filo sottile che separa passato e presente, ossessioni e realtà, all’inseguimento del suo Io profondo, circondata da un cicaleccio di donne di ogni foggia e colore. Cerca un assassino di bambine, ossessionata da una vecchietta che le ha chiesto “è sua la bambina murata nel camino?”. Solo Tuppence, con un istinto tutto femminile, con una progressione di ragionamenti che nulla ha di legato al mondo maschile. Tuppence compie un vero viaggio in questo romanzo, scopre se stessa, e il Femminile in senso pieno. Soprattutto, emerge ancora una volta la sua incapacità di arrendersi o fermarsi: un piccolo bulldozer che va avanti sempre .

Tuppence, una donna reale e normale, con forza ed energia, senza sbavature romantiche o esagerazioni. Come non affezionarsi a lei?

E.

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