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Ancora una volta in treno, ancora una volta il piatto paesaggio della pianura padana scorreva veloce attraverso il finestrino. Ancor una volta su trovava a pensare, ancora una volta sì trovava ad aver attraversato un bivio importante della sua vita. Cercò di ricordare l’anno precedente. Tanta confusione, tanta paura. Una sola certezza: voler cambiare la sua vita. Era stanca di molte cose che aveva fatto, che aveva vissuto, che talvolta aveva in un certo senso subito. Era stanca di quel dannato immobilismo che caratterizzava la sua città. L’anno precedente si era sentita come se fosse giunta al termine di una lunga fase propedeutica, pronta ad alzarsi, cambiare tutto, andarsene. Aveva saputo che sarebbe stato un lavoro lungo e faticoso, sia interiore che esteriore, ma era stata determinata a farcela.
Ora era trascorso un anno, di acqua sotto i ponti ne era passata parecchia. Ora era giunto il momento di iniziare il raccolto di tutto ciò che aveva seminato nei dodici mesi precedenti. Aveva cambiato molte cose, se pure la sorte le era venuta un poco incontro, lei aveva aiutato molto la sorte stessa, giocando al meglio le possibilità che le erano state offerte.
Era trascorso un anno, e la sensazione di insoddisfazione, di prigionia se ne era andata. Molte carte erano cambiate sul tavolo, soprattutto una carta fondamentale era cambiata: non si sentiva più sola perché non era più sola. Avere finalmente accanto una persona in grado di non farla più sentire galleggiare nel vuoto era la sua carta vincente, era stata e continuava ad essere la spinta e il sostegno per dare il meglio di sé. Per camminare verso quella che stava costruendo: una nuova vita. La sua vera vita. Ma non sola, mano nella mano.
Con lui.

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