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La lupa fiutò inquieta l’aria invernale, così tagliente, povera di odori. Il vento spazzava impietoso i boschi spogli e batteva il terreno indurito.
Fiutò ancora. Una lieve traccia, appena percettibile, galleggiava nell’aria fredda. Si mosse rapida, trotterellando, il naso al vento, la morbida pelliccia invernale scossa dai suoi movimenti.
Era una bellissima lupa, il pelo lungo di un grigio ghiaccio splendido, l’andatura rapida ed elegante. E quegli occhi dorati. Occhi vividi, espressivi, umani, si sarebbe detto.
La lupa si affrettava nel bosco spoglio, teneva dietro alla lieve traccia fiutata. Era ansiosa, stava cacciando una preda importante. La preda più importante. Correva e si muoveva rapida tra i cespugli spogli e induriti dal freddo pungente. Di quando in quando fiutava ancora, incerta per un attimo sulla direzione da prendere. Poi, decisa, ripartiva nella sua corsa silenziosa. Correva sempre più veloce, sentiva sempre più vicino l’odore della preda. Nulla l’avrebbe fermata.
Una salita, una svolta, una lieve discesa. Ora la lupa sovrastava un tortuoso sentiero che passava accosto a uno strapiombo roccioso. E sovrastava la sua vittima.
Digrignò i denti, gli occhi ridotti a due fessure gialle, il folto pelo irto sulla schiena, di rabbia e furore.
Un attimo. Un salto. E la lupa fu addosso a quell’inquietante donna avvolta in una lunga cappa nera. Una lotta furiosa. L’urlo della donna: -Tu!!!- il ringhio della lupa che affondava i forti denti mentre la donna scopriva il volto malvagio in un’ultima inutile resistenza. La lupa afferrò la sua preda morente per il collo e la scaraventó nello strapiombo, dove si schiantó. La lupa, affannata, guardava dall’alto. Era finita. La Strega del Nord era finita. Le aveva sottratto l’amore, le aveva sottratto la figura umana tramutandola in lupa. Ma non aveva potuto toglierle la volontà di vendetta.
Un soffio di vento le scosse il pelo. Sospiró. Voltò la schiena al dirupo e si allontanò verso la vita che le era rimasta da vivere.
E.

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