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Chiusi in un’epoca tecnologizzata, gelida, fredda nelle comunicazioni, si perde la visione dell’essenziale. Si perde il richiamo della voce della Musa che riporta alla Bellezza. Dove è finita la Musa? De Chirico rappresenta nelle sue “Muse inequietanti” questo fenomeno, così forte nella nostra era. Statiche e immobili, muse senza volto stazionano immobili sotto un cielo petrolio, in una piazza dalle proporzioni da incubo.

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Ciminiere e un edificio massiccio e forse antico sullo sfondo, le ombre nette, decise, che si allungano in un infinito meriggio decadente. I colori forti, soffocanti, di un’aria densa di calore e attesa. Una delle muse è decapitata, anche il loro aspetto inquietante è in bilico fra l’antico e il moderno: corpi di statue greche e teste di manichini. Oggetti strani e indefiniti in terra.

Non-volti che fissano un non-luogo- Questa la sensazione immediata. Quelle strane creature stanno fissando qualcosa. Ma cosa? Il paesaggio? Opppure lo spettatore del quadro? E se invece… fissassero l’artista? E se davvero stessero fissando l’artista, con aria severa, in attesa che l’artista stesso ridia loro voce ascoltandole? Perché è l’ascolto a dar senso alla voce, ed è l’ispirazione a dare vita alla realtà stessa, a riempirla, oltre il non senso incombente, presente in quel cielo, presente in quegli oggetti. C’è un’attesa, nella tela, un’attesa palpabile. L’attesa del ritorno della Bellezza e dell’Arte. Del ritorno dell’artista alla sua vocazione. perché la Bellezza sola può salvare il mondo.

E,

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