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Arrendersi. mai. L’ultima cosa da fare. Talvolta, per tanti una scappatoia semplice. Lo vedo a contatto con i ragazzi a scuola. Accomodarsi semplicemente sul “tanto non c’è più niente da fare”. Semplice e risolutivo.

Non ha mai fatto per me. C’è sempre qualcosa da fare, anche solo continuare a combattere per essere vivi davvero. Se mi fossi arresa anche una sola volta non avrei avuto nulla. Fin dall’inizio. La più piccola e la più fragile sempre, per questo per i compagni spesso oggetto di scherno. Quella emotiva, che per alcuni docenti non sarebbe sopravvissuta al percorso scolastico (per tacere di quello lavorativo). Quella che invece regge sessioni di un’ora e mezza di cardio e pesi in palestra per tre volte la settimana da anni, quella che ha conseguito due lauree e un dottorato, che si è reinventata nel lavoro più volte sempre con lo sguardo fisso al suo obiettivo. Quella che oggi sta raggiungendo i suoi obiettivi e se ne pone di nuovi. La timida che parla in pubblico. L’emotiva che non si fa problemi dinanzi ad ogni classe nuova che affronta da dietro la cattedra, anzi, che vive come una sfida eccitante ogni ora di lezione. Tutto questo doveva essere impossibile. Se ci si convince che la parola impossibile abbia un significato. Le carte del destino sta a noi giocarle. Sta a noi batterci per la strada che vogliamo intraprendere. Senza risparmiare le energie. Una bracciata dopo l’altra… verso l’orizzonte, verso i propri sogni…

E.

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