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Le dita plasmavano rapide la creta offrendole una nuova forma. Fissava con ardore la massa informe che stringeva, carezzava, violava al fine di trarne qualcosa di nuovo e latente al tempo stesso. La furia creativa la perseguitava da settimane. Sentiva che doveva di nuovo darea aspetto concreto a un sogno, a un’emozione fugace, un’imaggine latente dentro di lei. Sapeva che doveva cedere di nuovo alla sua creatività innata, senza sconti. Più del solito. Non aveva cercato modelli di riferimento da copiare. Sentiva che ciò che doveva matericamente esprimere era già dentro di lei. Era qualcosa di nuovo. Era un qualcosa di indefinito ma presente che chiedeva di essere dato a vedere al mondo. Lavorava con furia la materia umida plasmandola come suggeriva il suo istinto. Voleva dare vita a qualcosa. Desiderio di Bellezza. Desiderio di esprimere ciò che sentiva essere lei stessa. Le ore passavano e lentamente la nuova creatura assumeva una forma.

Finalmente si fermò e contemplò. Una figura lieve e abbozzata, una figura femminile dal ventre morbido, il viso indefinito, come velato da una nube che non riusciva a celare un sorriso. Sospirò. Era quello che aveva sentito. Era la Bellezza. Era la femminilità. Era la lei stessa più profonda, che l’aveva richiamata al suo essere. Era quello che le pulsava nelle vene.

E.

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