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Ci sono situazioni che appaiono impossibili. Odio che cresce, insensato e irrazionale, capace di travolgere e distruggere. Ci sono persone incapaci di umanità, soprattutto verso se stesse. E la follia esiste, è reale, palpabile, fatta carne. Ci sono situazioni come quella in cui Diana si era trovata a essere travolta, senza un vero perché. Era tutto principiato in maniera assurdamente semplice, ma tutto in quella storia aveva l’assurdo per comune denominatore, Diana, semplice, diretta, elementare come l’acqua, cristallina o furiosa a seconda dei casi, completamente priva di maschere. Dall’altro lato Moira, insoddisfatta, rabbiosa, perennemente in competizione e assolutamente ambigua. Due persone completamente diverse. Sincera fino all’irritante Diana, falsa persino con se stessa, Moira. Non due amiche, ma due conoscenti, che si erano sfiorate quel tanto per scatenare una situazione di ostilità. Si erano conosciute poco in modo diretto, Diana, in particolare, ciò che sapeva di moira lo aveva saputo attraverso racconti ai limiti del leggendario. Chi conosceva a fondo Moira, non ne parlava mai bene. Diana più volte aveva cercato di limitare le chiacchiere, non amava i discorsi alle spalle, se c’erano problemi preferiva un confronto diretto o uno scontro piuttosto che il parlar dietro per astio e rabbia repressi. Il carattere di Moira spingeva tuttavia a situazioni estreme chi le era vicino. Dove c’era Moira, c’erano sempre chiacchiere, una nebulosa di chiacchiere. Moira si comportava con gli amici in maniera altalenante: appiccicosa o insultante, aveva la pretesa che un amico, in quanto tale, dovesse sopportare ogni sua angheria, in virtù di una sorta di “diritto regale” di Moira. Un’abitudine che si ripercuoteva sul comportamento dei suoi amici: tollerare fino all’esasperazione, sfogarsi con chiacchiere alle spalle, arrivare all’esplosione, chiedere poi umilmente scusa a una Moira offesa. Inoltre, ogni intemperanza e assurdità di Moira veniva troppo spesso giustificata con un “è fatta così”, modo garbato per alludere al carattere di Moira. Sì, era fatta così. Una prima faccia da ansiosa tutta tesa a uno pseudo successo sociale, un b-side insoddisfatto, represso e decisamente violento. Due facce, una sola persona. Due facce non integrate fra loro, ma divise da una vera e propria duplicità schizofrenica. Faceva paura, alcuni restavano perplessi e si sentivano a disagio con lei.

Diana e Moira si erano appena sfiorate come conoscenza. Quel tanto da creare una guerra. La figura di Diana, cosciente dei suoi limiti ma incrollabile nei suoi propositi, consapevole dei suoi abissi, quella parte profonda di sé che non celava né rifiutava, capace di ammettere le sue debolezze senza arrendersi, non poteva non suscitare invidia in Moira, di per sé. Ma il destino aveva preparato un gioco ben più subdolo.

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