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C’era una volta un elfo azzurro, devoto alla Luce, che curava il suo piccolo giardino. Era un giardino minuscolo, incantevole, fiorito. Nella sua terra, ogni elfo possedeva un giardino, e sceglieva come curarlo. L’elfo amava profondamente il suo giardino, e spendeva tutte le sue energie per renderlo ogni giorno migliore, ogni giorno più bello, ogni giorno ppiù accogliente. Un alto muro proteggeva il suo giardino, e un robusto cancello: non voleva che venisse danneggiato, tuttavia non esitava ad ospitare amici fra le sue fresche fronde.

Nello stesso paese, però, viveva un elfo nero, segretamente devoto alla tenebra, che mai guardava il suo giardino ma scrutava con occhio livido i giardini altrui. Li osservava, li detestava, sperava inaridissero. Solo, senza cure, solo il suo era ridotto ad un triste ammasso di sterpi. Un giorno, lingue infide gli rivelarono la Bellezza del giardino dell’elfo azzurro. E l’elfo nero si rodeva, doveva vedere se davvero era così splendido, e davvero non trovava giusto o lecito che altri avessero un giardino migliore del suo. Odiava l’elfo azzurro, non soveva avere un giardino dell’Eden. Cercò malelingue, cercò maledizioni, cercò segreti incanti affinché il giardino dell’elfo azzurro inaridisse e bruciasse.

L’elfo azzurro si accorse che il suo giardino soffriva. Seppe che altri avevano sparso invidia e che malelingue aevano paarlato con l’elfo nero. L’elfo azurro prodigò sempre più cure al suo piccolo giardino, chiuse bene il cancello e riversò tutto il suo amore su quel fazzoletto di terra.

Dopo lunga battaglia, il giardino dell’elfo azzurro sembrava sul punto di morire. Al tramonto l’elfo azzurro lo contemplava in lacrime. Decise di dormire lì, almeno avrebbe diviso gli ultimi momenti del suo paradiso. Il mattino dopo il giardino era rinato: lussureggiante come prima, meglio di prima. L’elfo azzurro sorrise felice: «L’Amore ha potuto più dell’odio e dell’invidia.»

E l’elfo nero? Beh, è ancora lì a rodersi fra i suoi sterpi, incapace di cura, incapace di lottare, incapace di amare, fallito in mezzo alla sua misera invidia.

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