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L’immobilismo, l’ignavia: i mali pegggiori in cui si possa incorrere nelle proprie scelte di vita. Scegliere lo stare fermi e voltare la testa invece di spiegare al vento le proprie vele e percorrere la vita a testa alte. Il grande errore di George Gray.

Ho studiato molte volte il marmo che hanno scolpito per me – una nave con le vele ammainate ormeggiata nel porto. La nave ferma, che dovrebbe essere la pace eterna del termine della vita terrena.

A dire il vero, non rappresenta la mia destinazione, ma la mia vita. Una vita trascorsa alla fonda, senza mai riempire le vele di vento, una vita statica e immobile, una braca ferma a guardare le altre navi veleggiare.

Difatti, l’amore mi venne offerto, ma mi ritrassi dal suo disincanto; la tristezza bussò alla mia porta, ma ne ebbi paura; l’ambizione mi chiamò, ma ne temetti i rischi. Paura del nuovo, del mutamento, dell’incessante scorrere della vita fanno scegliere l’immobilismo più totale, fanno optare per il rifiuto di ogni cosa che la vita offre, buona o cattiva.

Nonostante tutto morivo dalla voglia di avere un senso della vita. L’ignavia porta allo svuotamento totale che lascia una fame insaziabile di senso, di significato.

Adesso so che bisogna issare le vele e prendere il vento del destino, ovunque esso conduca la nave. Solo dalla fossa si rende conto che per dare senso alal vita, per essere appagato avrebbe dovuto lasciare le titubanze, i comodi agi dell’immobilismo e lasciarsi condurre dalla vita stessa.

Cercare il senso dalla propria vita può condurre alla follia, ma una vita senza senso è una tortura di irrequietezza e vano desiderio – una nave che brama il mare eppure lo teme. Meglio il rischio della follia della rierca, della viva battaglia, che lo sconforto e la nausea provocate dal timore, dall’ignavia, dall’abitudine. Meglio affrontare flutti tempestosi, rischiare il naufragio piuttosto che restare fermi, in un porto, ad anelare ciò che si teme.

E.

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