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La regola d’oro non lascia adito a dubbi o fraintendimenti: indica chiaramente la via di agire con gli altri così come si vorrebbe che gli altri agissero con noi. È una regola che mi impongo di seguire per le relazioni interpersonali. Mi domando però come mai, troppo spesso, chi ha ricevuto rispetto, stima, amicizia, ricambi poi con presunzione e prepotenza.
Esempio pratico: prendi una persona, trattala come fosse un fratello o una sorella, offrigli ascolto, premurati nei suoi confronti, confortala nei momenti difficili. Tratta questa persona come vorresti essere trattato tu. Senza pretendere nulla. Quale sarà il risultato? Semplice. Questa persona prende la tua amicizia e la tua stima come un qualcosa di scontato e, soprattutto, di dovuto. Non appena ne ha l’occasione ti tratta come il suo schiavetto, che non necessita né di amicizia tantomeno di rispetto, anzi, sei un qualcuno i cui sentimenti non contano, non esistono. È più facile che questa persona parli di “dovere morale” nei confronti della sua parrucchiera o del suo fruttivendolo piuttosto che di gentilezza nei tuoi confronti. Cerca di calpestare te e ciò che hai offerto, come uno zerbino, e tutti conosciamo la triste esistenza degli zerbini. Se poi, come me, non sei uno che ingoia né fa la pecora belante “che beeeeeeello!”, allora sei cattivo, maleducato e vieni bollato come quello che rovina le giornate. Prima ti calpesta, cerca di piegarti ad assurdi capricci, poi ti accusa ancora. Dimenticavo la parte migliore di tutto: se poi, come è naturale e giusto, cambi i termini del tuo rapporto con questa persona allontanandotene e trattandola con educazione distaccata, passi in automatico dalla parte del torto.
Che dire, se non che vorresti che questa persona assaggiasse il suo stesso trattamento, che qualcuno la trattasse come tratta gli altri. 

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