Tag

, , , , , , ,

Curioso come ci sia sempre qualcuno pronto a giudicare, a fare di te un imputato alla sbarra delle loro dicerie, delle loro frustrazioni, della loro ipocrisia. Giudicano quel che dici, quel che fai, quello che potresti pensare. Tiaccusano di azioni mai avvenute, di pensieri che mai hanno sfiorato la tua mente, ti accusano di agire secondo propositi che non sono i tuoi. Ti accusano, in realtà, di essere come loro: calcolatori, falsi, ipocriti, convinti di avere ragione sempre e comunque in virtù della loro morale superiore (eh già, di solito si atteggiano a persone di tanto cuore, oh, sì, che vogliono il tuo bene, lo vogliono così tanto da cercare di portartelo via). Soprattutto amano fare, al contempo, giudice e vittima. Non sono mai stati loro ad aggredirti, a offenderti a trattarti come se fossi una marionetta senza sentimenti e pronta a obbedire soltanto, non ti hanno mai riempito di spine spinette il cammino. Sei tu che non hai mai capito le loro buone intenzioni (meglio che non dica dove possono metterle queste buone intenzioni). Sei tu che spari sentenze, se hai la pessima idea di sfogare i tuoi sentimenti, quando sei sommerso da una pioggia di dicerie e di azioni sgradevoli subite. Il problema, il reato vero, è sempre e soltanto uno: l’aver finito le guance da porgere e essersi allontanati in silenzio. Stupisce e fa infuriare, l’essere autonomi, il voler vivere la propria vita senza intrusioni, soprattutto l’essere felici e lontani dai fili altrui. Odiano l’essere messi a nudo, odiano che tu non abbia nessuna intenzione di recitare la parte da loro decisa nella commedia che inscenano, odiano non poterti toccare in alcun modo.

Non resta loro altro che giudicarti, come un imputato alla sbarra, un imputato che però non è presente, perché anche in quel caso è una proiezione della loro mente.

E.

Annunci